
Con un gesto molto significativo, il presidente siriano Bashar al-Assad, il 16 ottobre, ha dato ordine di spostare le spoglie di Basha al-Atrash, per riporle nel monumento dedicato ai martiri della “Grande Rivoluzione Siriana” (1925-1927), sito nella città di al-Qrayya, città natale di al-Atrash. Questo monumento è simbolo della profonda unità nazionale presente nel nostro Paese…
Basha al-Atrash è nato ad al-Qrayya, un piccolo villaggio presso la provincia di Sweida, nel 1891. Suo padre fu il martire Duqan bin Mustafa bin Ismail, morto per impiccagione il 5 marzo del 1911. Sua madre era la signora al-Atrash. Basha era il più grande dei suoi fratelli Ali, Mustafa (morto da martire durante la “Grande Rivoluzione Siriana” nella battaglia di al-Kafir, nel 1925), Zyad, Samya e Naaim. Si sposò con una ragazza turca, figlia dello “sheykh”[1] Ibrahim abu Fakhar, e da lei ebbe tre figli maschi, Mansur, Naser e Talal, e sette figlie.
Al-Atrash partecipò alla “Grande Rivoluzione Araba” e fu tra le prime linee dell’esercito arabo che liberò Damasco nel 1918…
Nell’agosto del 1925 innescò i fuochi della “Grande Rivoluzione Siriana”, quando attaccò la sede del capo dell’esercito francese a Salkhad. La Rivoluzione si sparse, coinvolgendo la Siria intera.
Al-Atrash fu scelto all’unanimità come comandante capo della Rivoluzione e chiamò il popolo alle armi dicendo: “Alle armi! Alle armi, oh gloriosi fratelli arabi…gli invasori hanno depredato il nostro denaro e si sono appropriati dei nostri beni, dividendo la nostra patria in tanti piccoli staterelli e frammentandoci in popoli e sette distinte. Hanno ostacolato la nostra libertà di pensiero, di espressione e di religione”.
Al-Atrash è stato a capo di numerose battaglie contro i francesi: la battaglia di al-Kafir, la battaglia di al-Mazra’a, la battaglia di Salkhad, la battaglia di al-Musafira e la battaglia di Sweida. Nel 1927, quando si concluse la Rivoluzione, al-Atrash e gli altri rivoluzionari si rifugiarono nella valle di al-Azraq, nella parte orientale della Giordania, ma furono costretti dalle forze di occupazione britanniche ad abbandonare la regione per poi rifugiarsi nella valle di al-Sarhan, in Arabia Saudita. Qui, per dieci anni condussero una vita di stenti, vivendo in condizioni difficili. Tornarono in patria, acclamati dal popolo, il 18 maggio del 1937, dopo che Siria e Francia avevano firmato un trattato di pace nel 1936.
Mi ritorna alla mente quel sentimento di orgoglio che provavamo al momento del loro ritorno in patria: eravamo studenti di scuola elementare, erano i giorni di “Aid al-Jala”[2], dalle pareti della mia casa, semplice ed antica, nel centro del mercato della città di al-Haska, dominavano le foto di Basha al-Atrash e dei suoi genitori benedetti da Dio. Ricordo anche del dottor Faris al-Atrash e della signora Umm Jamil al-Atrash, sono loro che ci hanno curato dai raffreddori, con erbe e olio di oliva, durante i rigidi inverni di al-Haska.
Infine, ricordo il giorno dei funerali di Basha al-Atrash, alla cerimonia erano presenti molte persone provenienti da ogni regione siriana, dal Libano, dalla Giordania e dalle terre palestinesi occupate. Era presente, nella sua veste ufficiale, anche il presidente siriano Hafez al-Assad, che omaggiò la salma, chiamando al-Atrash “comandante in capo della Grande Rivoluzione Siriana”.
Baladna n° 1113. Martedì 20 ottobre 2009
Traduzione di Giorgio Brocco
[1] Titolo dato a dignitari religiosi, membri delle confraternite, professori delle scuole religiose superiori, capi famiglia [vocabolario arabo-italiano – Renato Traini, Istituto per l’Oriente, Roma]
[2] Festività musulmana